GARDEN CLUB FERRARA
ANNO SOCIALE 2026
26 marzo 2026 - Conferenza "Il giardino delle ortensie. Un percorso alla ricerca della sua anima".
Il 26 marzo, presso la Sala dell'Arengo di Piazza del Municipio, si è tenuta la conferenza di Gianfranco Baraghini dal titolo "Il giardino delle ortensie. Un percorso alla ricerca della sua anima".
Un percorso di ricerca che si è sviluppato attorno ad alcune parole chiave: bellezza, come attenzione al dettaglio; gentilezza, nel rapporto con le piante e le persone; comunicazione e inclusione, come desiderio di condividere esperienze e conoscenze, con particolare attenzione a bambini e persone fragili; innovazione, come capacità di portare nel giardinaggio approcci e strumenti maturati in ambito sanitario, svelando analogie tra mondi solo apparentemente lontani.
Biologo di formazione, Baraghini ha lavorato per oltre quarant'anni nel sistema sanitario pubblico, occupandosi di qualità e gestione del rischio clinico. Con il pensionamento ha saputo trasformare la propria esperienza professionale in un nuovo percorso di ricerca sulla qualità del giardinaggio, a partire dall'osservazione e dalla sperimentazione sulle ortensie. Di particolare rilievo i risultati ottenuti nello studio sulla riproduzione delle ortensie da seme, che lo collocano tra i primi ricercatori a livello internazionale in questo campo.
20 marzo 2026 - Conferenza “Il paesaggio delle bonifiche: storia e attività del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara”.
Il 10 marzo 2026 il Garden Club Ferrara ha organizzato una conferenza aperta a tutti presso il Palazzo Naselli Crispi, dal titolo Il paesaggio delle bonifiche: storia e attività del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara”. Un’occasione per comprendere più da vicino un sistema spesso invisibile agli occhi dei cittadini, ma essenziale per la sicurezza, lo sviluppo e la tutela del territorio ferrarese.
La sicurezza idraulica della provincia di Ferrara è il risultato di un equilibrio delicato e di un lavoro costante. Un territorio caratterizzato da pendenze minime e, in larga parte, situato sotto il livello del mare — con punte che superano i tre metri di depressione nel Comune di Jolanda di Savoia — richiede infatti un sistema di controllo delle acque tra i più articolati a livello nazionale.
A garantire questo equilibrio è il Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, ente che svolge un ruolo centrale nella tutela e nella gestione del territorio. Senza la fitta rete di canali artificiali e senza gli impianti idrovori che sollevano e convogliano le acque verso i recapiti finali, vaste porzioni della pianura ferrarese verrebbero rapidamente sommerse.
L’attività dell’ente comprende inoltre la difesa del suolo, la gestione razionale della risorsa idrica a supporto dell’agricoltura, la distribuzione efficiente dell’acqua per l’irrigazione e la salvaguardia dell’ambiente. Un insieme di funzioni che incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini e sulla tenuta economica di un territorio a forte vocazione agricola.
La storia delle bonifiche nel Ferrarese rappresenta un capitolo fondamentale dell’identità locale. L’opera di prosciugamento di paludi e zone malsane, avviata nei secoli scorsi e proseguita con interventi sempre più strutturati, ha trasformato radicalmente il paesaggio, dando vita a un ambiente produttivo e abitabile. Un patrimonio non solo agricolo, ma anche storico e culturale, che oggi necessita di essere preservato e valorizzato.
Proprio questi temi sono stati al centro di un incontro dedicato al “paesaggio delle bonifiche”, durante il quale sono state ripercorse la storia e le attività del Consorzio. Dopo una presentazione istituzionale a cura del presidente Stefano Calderoni e del direttore Mauro Monti, l’approfondimento tecnico è stato affidato a Gianluca Forlani, direttore dell’Area Polo Tecnologico, che ha illustrato nel dettaglio il funzionamento delle infrastrutture idrauliche e le sfide legate ai cambiamenti climatici e alla gestione sostenibile delle risorse.
12 febbraio 2026 - Incontro tra Ikebana e decorazione floreale occidentale.
La conferenza dal titolo “Ikebana e decorazione floreale occidentale: un ponte sulla via dei fiori”, aperta al pubblico, è stata organizzata dal Garden Club Ferrara e patrocinata dal Comune di Ferrara.
L’incontro è stato condotto da Marco Di Marco, Master della Scuola Ohara, che ha illustrato i principi e le caratteristiche dell’Ikebana, antica arte giapponese della composizione floreale. Al suo fianco sono intervenute le insegnanti abilitate e Master della Scuola Italiana di Arte Floreale (SIAF): Maria Teresa Sammarchi, Mara Ballotta e Marisa Rinaldi.
La conferenza ha delineato un percorso tra momenti teorici e dimostrazioni pratiche. Dopo una breve introduzione storica sull’Ikebana, con particolare attenzione alle influenze reciproche tra la tradizione orientale e lo stile decorativo occidentale, durante l’evento sono state realizzate composizioni floreali dal vivo, pensate per mostrare concretamente i punti di contatto tra i due linguaggi artistici.
Ecco le immagini di una dimostrazione floreale congiunta, simbolo dell’incontro tra Oriente e Occidente attraverso il comune interesse per i fiori e la natura, con l'obiettivo di valorizzare l’arte floreale come strumento di dialogo culturale, capace di unire tradizione e innovazione e di creare un ponte tra esperienze e sensibilità diverse.
28 gennaio 2026 - Conferenza di Vasilij Gusella su Marc Chagall.
Il Garden Club Ferrara ha dedicato un appuntamento di grande fascino all’arte di Marc Chagall e al suo universo poetico.
Mercoledì 28 gennaio, presso la Biblioteca Ariostea, si è tenuta la conferenza dal titolo “Il giardino dell’anima. I fiori nella pittura di Chagall”, a cura di Vasilij Gusella, conservatore delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara.
L’incontro ha approfondito uno degli aspetti più lirici e simbolici della produzione chagalliana: la presenza costante dei fiori, elementi carichi di significato che attraversano tutta la sua opera. Dai mazzi sospesi nello spazio ai bouquet donati agli amanti, i fiori in Chagall non sono mai semplici ornamenti, ma diventano metafore di amore, memoria, spiritualità e speranza.
Chagall ha sempre mantenuto un legame profondo con le immagini della sua infanzia e con la dimensione interiore dell’esistenza. Nelle sue tele, i fiori si fondono spesso con figure umane, animali e architetture fluttuanti, contribuendo a quell’atmosfera onirica che rende immediatamente riconoscibile il suo stile. Influenzato dall’espressionismo, dal fauvismo e dal cubismo, l’artista seppe però trasformare queste correnti in un linguaggio personale, dominato dal colore e dalla poesia.
La conferenza, promossa dal Garden Club Ferrara, è stata dunque come un’occasione preziosa per conoscere più a fondo il pensiero e la sensibilità di uno dei grandi maestri del Novecento, attraverso una chiave di lettura originale e suggestiva.
L’insegnante della Scuola di Arte Floreale del Garden Club Ferrara, Maria Teresa Sammarchi, ha creato per l’occasione una composizione ispirata al dipinto “Portrait de Vava”.
ANNO SOCIALE 2025
11 dicembre 2025 - Auguri di Natale 2025.
Nella suggestiva cornice del Monastero di Sant’Antonio in Polesine che ci ha ospitato l’11 dicembre, ci siamo incontrati per scambiarci gli Auguri natalizi. Abbiamo visitato le cappelle affrescate e seguito la conferenza del nostro socio Gilberto Tagliati dedicata a “Francesco d’Assisi e il Natale di Greccio”. Al termine del pomeriggio abbiamo brindato alle prossime festività.
30 settembre 2025 - Conferenza.
Il Garden Club Ferrara ha organizzato, in Biblioteca Ariostea, un'interessante conferenza di Stefano Muroni dal titolo “Storie di un paesaggio agricolo ‘migrante’. Dalla Bassa ferrarese alla Sardegna".
Da un territorio finalmente sottratto all'acqua del Grande Fiume e trasformato in un fertile paesaggio agricolo giungono le storie, ormai quasi dimenticate, di chi ‘in valle’ ha duramente lavorato per sottrarsi ad una diffusa ed estrema miseria, di chi in quelle terre è nato, vissuto, o se ne è andato seguendo promesse spesso disattese.
Stefano Muroni, di origini ferraresi, è attore, scrittore, autore e produttore cinematografico, oltre che appassionato di architettura del Novecento e storia contemporanea.
Ha introdotto l’incontro la vicepresidente Paola Cucchi, con un breve excursus storico/paesaggistico.
16 settembre 2025“Suggestioni di danza dal Monte Verità. Lezione di storia: natura e / è libertà”. Apertura anno sociale 2025 – 2026
Il Garden Club di Ferrara ha organizzato il 16 settembre 2025, nel giardino di Palazzo Giulio d’Este, gentilmente concesso dal Prefetto, un evento incentrato su un saggio di danza moderna, espressionista, ideato dal Gruppo Jazz Studio Dance diretto dalla coreografa Silvia Bottoni.
Il balletto è stato ispirato dall’esperienza culturale che elaborarono giovani artisti ed intellettuali salutisti e naturisti a Monte Verità (una collina sovrastante Ascona, (versante ticinese del Lago Maggiore), nei primi anni del Ventesimo secolo. I danzatori hanno ricreato la suggestiva atmosfera di nuovi ideali e utopie-di assoluta originalità, di suggestioni tra movimenti della danza e ispirazioni fornite da una natura selvaggia e pittoresca.
Tra gli ospiti di Monte Verità si annoverano Rudolf von Laban, Isadora Duncan, Mary Wigman, C. G. Jung, H. Hesse, P. Klee e tanti altri artisti che auspicavano la fine di un periodo gravato dal vuoto spirituale post/positivistico.
10 giugno 2025 Si è tenuto nello splendido Monastero di Sant’Antonio in Polesine l’evento di chiusura delle attività primaverili del Garden Club Ferrara.
La Madre Badessa e le consorelle hanno gentilmente consentito al Garden Club Ferrara l’accesso diretto al secondo Chiostro del Monastero che si affaccia su un ‘secondo’ giardino, recentemente restaurato.
In questo prezioso contesto, socie e soci hanno ascoltato il Duo Morrighan che ha suonato musica contemporanea tratta da colonne sonore di famosi film.
Gli allestimenti floreali sono stati preparati dalle socie che stanno seguendo il secondo corso di decorazione floreale occidentale.
Il pomeriggio si è concluso con un brindisi nell’antico refettorio, nell’attesa di ritrovarci in autunno per tante altre stimolanti iniziative.
29 maggio e 5 giugno 2025 GITE A VENEZIA
Hortus Redemptoris e Chiesa del Redentore, Labirinto Borges e Fondazione Cini sull’ Isola di san Giorgio, Stanze del vetro.
30 maggio 2025 - Biblioteca Ariostea - Conferenza
Il Garden CIub Ferrara e la Società Dante Alighieri – Comitato di Ferrara APS hanno organizzato la conferenza “Il giardino di Evelina Van Millingen. Ultima contessa Pisani”.
La presidente della nostra Associazione Paola Roncarati ha introdotto la relazione. Sono intervenuti Mariella Bolognesi Scalabrin, attuale proprietaria di Villa Pisani, Alberto Andreoli, presidente della Società Dante Alighieri - Comitato di Ferrara APS e Paola Cucchi, vicepresidente del Garden Club.
La villa viene realizzata intorno al 1570, su committenza del cardinale Francesco Pisani. Dopo un periodo di decadenza le sorti del complesso sono risollevate da Evelyn van Millingen, moglie di Almorò III Pisani dal 1852. A lei si devono le numerose trasformazioni, sia degli ambienti interni che del giardino.
Evelyn lo cura e lo chiama “Crispin de Passe”, in onore del famoso botanico olandese Crispin van de Passe, vissuto nel 1600.
Il giardino di Villa Pisani è particolare perché Evelyn lo crea pensando alla sua vita: la sua famiglia di origine era inglese-fiamminga da parte del padre e francese-turca da parte della madre. È per questo che il giardino esprime un forte legame con la cultura dei giardini inglesi - fiamminghi e in particolare islamici.
Da oltre dieci lustri il giardino, e soprattutto la selezione e la disposizione delle specie botaniche che già furono della contessa Pisani, sono ora oggetto di cure e attenzioni della signora Mariella Bolognesi Scalabrin, attuale proprietaria della villa.
30 maggio 2025 - Il Garden Club Ferrara all’inaugurazione del 'Giardino dei donatori' all’ospedale di Cona.
Erano presenti all’evento la presidente Paola Roncarati, la vicepresidente Paola Cucchi e molti nostri soci.
È stato inaugurato il 30 maggio 2025, presso l'area verde antistante l'Ingresso 4 dell'Ospedale di Cona, il “Giardino dei Donatori. Percorsi sensoriali e terapeutici a supporto della Riabilitazione San Giorgio”: un nuovo spazio dedicato ai pazienti, ai loro familiari, ai caregiver e a tutta la comunità ospedaliera. È un progetto voluto da AVIS Provinciale e Comunale, Azienda Ospedaliero Universitaria e Comune di Ferrara, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna. Partendo dal concetto della cura e della riabilitazione che guardano alla persona nella sua interezza, per raggiungere la migliore qualità della vita, è stato così creato un percorso specifico finalizzato alla rieducazione del cammino per persone con esiti di cerebrolesione grave e non grave, attraverso la predisposizione di superfici di diverso materiale naturale che offrono ai pazienti importanti stimoli sensitivi tattili e propriocettivi, facilitanti i processi di neuroplasticità cerebrale e il recupero motorio, per l’acquisizione di autonomie. A ciò si aggiunge il valore altamente positivo di svolgere attività all’aria aperta, con benefici effetti anche sul piano motivazionale.
Un elemento del nuovo giardino è la bordura sensoriale, progettata dal Garden Club Ferrara. Questa specifica area è stata realizzata con essenze vegetali autoctone selezionate per stimolare i cinque sensi attraverso vista, tatto e olfatto, utilizzando piante come artemisia, rosmarino e finocchio selvatico.
13 maggio 2025 - Palazzo Bonacossi
Con il patrocinio del Comune di Ferrara il Garden club Ferrara ha organizzato un “Invito alla lettura” con la presentazione libro “La botanica dei profumi” di Nicoletta Ramella Pezza, Vicepresidente del Garden Club di Biella. L’autrice ha spiegato quanto sia profondo il legame tra il mondo botanico e quello profumiero. La ricerca sulle materie prime vegetali è un viaggio infinito attraverso botanica, mitologia, storia e religioni. L’evoluzione delle piante, che hanno affinato nei millenni le loro essenze, creando ingredienti unici e irripetibili, porta con sé tutta la ricchezza che è alla base di ogni creazione profumata.
La scrittrice, appassionata di fiori ed essenze, si impegna nello studio delle piante che sono alla base delle creazioni profumate. Collabora a un bisettimanale locale, con altre socie del Garden Club di Biella, occupandosi di una rubrica dedicata al mondo del verde.
4 maggio 2025 - Modulazioni di cultura giapponese
Il Garden Club di Ferrara è stato invitato anche quest’anno alla manifestazione “Giardini Estensi”, che si è tenuta negli spazi di Piazza Ariostea presentando: “Modulazioni di cultura giapponese”.
La presidente Paola Roncarati ha messo a confronto due regge: Versailles e Katsura; la consigliera Silvia Zappaterra ha parlato di paesaggi e giardini nei romanzi di Murakami; la maestra della Scuola di Arte Floreale del Garden Club di Ferrara Maria Teresa Sammarchi ha composto un Ikebana e ne spiegandone il significato.
Di seguito il testo della relazione di Paola Roncarati
“Oriente-Occidente: due regge a confronto. Versailles e Katsura”
“Nell’ora a nostra disposizione, possiamo offrirvi qualche flash di una cultura immensa e oggi particolarmente apprezzata perché il viaggio alla scoperta del Giappone è diventato molto ambito. È dalla seconda metà del XIX secolo che si è diffuso in tutta l’Europa l’interesse che ha creato la moda del giapponismo e, nel bene e nel male, essa non è mai declinata, anzi si è solo incrementata.
Distinguo l’attrazione per il Giappone dall’interesse per la Cina, riferendoci -velocemente- ai giardini orientali. Tempo fa abbiamo organizzato una conferenza sulla cultura che presiede alla nascita del cosiddetto ‘giardino all’inglese’ e potremmo riflettere sul fatto che da circa la metà del XVIII secolo, quando si afferma la tipologia del giardino all’inglese, esso si caratterizzò anche per l’introduzione di manufatti e strategie visuali di chiara ispirazione cinese (pagode, ponticelli arcuati di legno su laghi e laghetti, padiglioni, gruppi di rocce ecc.) perché le Compagnie commerciali, come la Compagnia delle Indie, dalla Cina riportavano oggetti, disegni e dipinti che incuriosivano gli Occidentali; furono mercanti, affiancati da presenze militari colonizzatrici, che si appropriarono del commercio mondiale. La Rivoluzione americana si scatenò nel 1775 contro i prezzi esosi del te orientale imposti dalla madrepatria Gran Bretagna, da cui le colonie americane si staccarono con la Dichiarazione di indipendenza del 1776.
Fu l’architetto scozzese William Chambers a farsi precursore dell’introduzione di architetture d’ispirazione cinese, introducendo nel 1760, in un giardino noto come l’area dei Kew Gardens a Londra, una pagoda, una torre votiva con le falde dagli angoli rialzati e l’immagine di draghi e altre grottesche, destando curiosità, perplessità, un infinito chiacchiericcio che contribuì a un grande successo della proposta. La pagoda in Cina è una torre di cui ogni piano ha un tetto con falde spioventi e gli angoli rivolti verso l’alto. La torre ha suoi significati, è spesso associata a templi buddisti, con finalità per lo più religiose, anche a protezione di reliquie o per celebrazione di personaggi famosi. Chambers ne fece un uso totalmente decontestualizzato. La grande pagoda di William Chambers ai Kew Gardens (1760), restaurata e riaperta nel 2018, oggi testimonia una cultura ‘paesaggistica’, prodotto architettonico della moda della chinoiserie del Settecento, apprezzata dall’influente Horace Walpole. L’influenza della cultura orientale si afferma e l’architetto Chambers conquistò una tale fama da essere nominato architetto del re. Circolavano numerosi disegni dei paesaggi cinesi e incantavano lo sguardo occidentale, spesso senza un perché ... Nei giardini inglesi la loro influenza creò punti focali, non in dialogo con il resto del territorio, mentre nei giardini cinesi tra tutte le componenti vigeva un’armonia frutto di principi filosofici che rimasero estranei all’Occidente, come la forte tensione di origine taoista tra ciò che è fisico e ciò che non lo è, da cui si genera il ‘tutto’. E la miniaturizzazione di ogni particolare di quei giardini avvicina il mondo agli interni delle case allo spirito di chiunque le abitasse, favorendo visioni senza limiti, soprattutto interiori. I Cinesi avevano a disposizione un territorio fisicamente sterminato.
I giardini giapponesi? Sono sicuramente influenzati dalla concezione del paesaggio cinese, ne hanno anche ereditato l’impronta religiosa buddista, ma i Giapponesi vivono su un’isola piuttosto piccola e frastagliata, non uniforme, ed hanno piccoli spazi per cui la visione zen in Giappone ha avuto una fortuna più intensa e profonda che altrove. Si affermarono gli straordinari giardini secchi (Karesanshui) ricchi di senso, derivati da un trattato di giardinaggio dell’XI secolo (significano ‘natura secca’, con ghiaia a forma di onda e rocce che evocano mare e montagne. Era possibile costruire giardini anche là dove mancava l’acqua. Utili nei monasteri buddisti, soprattutto nel periodo Muromachi (1336-1573). Lo zen è un’illuminazione raggiunta attraverso la pratica dell’operare nel quotidiano, porgendo particolare attenzione ai dettagli che corredano il vivere, dettagli che a noi occidentali potrebbero apparire ‘banali’. È una meditazione che più che una religione, diventa uno stile di vita, basato sull’accettazione consapevolmente di ciò che accade, per farne un argine alle dure prove dell’esistenza, è un esercizio più che una pratica psicologica, come inteso da noi occidentali.
Il Giappone venne costretto ad aprirsi alla cultura occidentale per ragioni economiche, quando nel periodo EDO (1603-1868) il ‘commodoro’ americano Matthews Perry (1794-1858), l’ammiraglio della Marina Militare, con le sue navi ‘nere’ e i cannoni della marina degli Stati Uniti, penetrò con forza nella baia di Edo (antica Tokyo) nell’estate del 1853, aprendo un appetibile mercato ancora vergine al mondo degli affari economici americani e occidentali in genere. Dopo un bombardamento, si patteggiò un rapporto commerciale con gli shogun della potente famiglia TOKUGAWA. Poi da Edo nascerà TOKYO, la qual parola vuol dire ‘capitale dell’Oriente’. Gli stranieri (che nella scrittura giapponese erano definiti NANBANGIN: ‘barbari del Sud’) erano stati espulsi dal Giappone nel XVII secolo, per ostacolare anche la penetrazione dei predicatori cattolici, accusati di volere segretamente conquistare il potere politico locale. Il divieto rimase in vigore fino al 1878. La chiusura delle frontiere del Paese era stata decretata nel 1637 con un editto shogunale, e da allora non fu consentito di entrare o uscire dal Paese senza permesso. Era finito il periodo MOMOYAMA (1568-1603). Due secoli di chiusura all’influenza del mondo aveva creato pratiche inusuali per l’Occidente, pratiche inconsuete, e la loro ricaduta sulla cultura occidentale fu spettacolare. Dilaga, quindi, nel secondo Ottocento la curiosità, lo studio, la morbosità, la moda del ‘giapponismo’.
E adesso ci soffermiamo sulla VILLA IMPERIALE DI KATSURA (che si presenta ai nostri occhi di occidentali avvolta da un fitto involucro di segni e simboli, che per lo più rimangono ignoti), costruita sul fiume KATSURA nella periferia di KYOTO, città - cuore della cultura tradizionale, caratterizzata da sobrietà ed eleganza. Non si tratta di un solo edificio all’interno di un bellissimo giardino, ma è un insieme di costruzioni di epoche diverse, a partire dal 1603, sotto lo shogunato della famiglia TOKUGAWA; dopo un’epoca che era stata caratterizzata da lotte e guerre sanguinosissime, si avvia un periodo di pace e relativa tranquillità, che durerà due secoli, ma caratterizzata dal grande isolamento del Paese rispetto alla cultura occidentale. Dal 1638 si chiuse il commercio con gli stranieri (all’infuori degli olandesi) e si isolarono e massacrarono i cristiani. La villa è defilata rispetto alla città, è ricerca di quiete e isolamento, benché predisposta per accogliere ospiti. La sua costruzione venne avviata dal principe TOSHIHITO, fratello minore dell’imperatore GOYOZEI, che eresse la costruzione più antica del complesso, la KO- SHOIN, una sorta di sala ufficiale, che s’affaccia su un lago con una veranda che aveva lo scopo di consentire di ammirare la luna, parte di una pratica religiosa, che veniva perseguita anche percorrendo un ponticello arcuato che attraversa il lago e lambiva questa parte antica della villa. Elementi letterari, ripresi dall’opera Genji Monogatari(Storia di Genji, XI secolo) scritta da MURASAKI SHIKIBU, una colta donna di corte, considerata oggi l’Omero del Giappone. Che cosa si nota intorno alla villa? Il giardino è stato concepito come un’area molto articolata tra percorsi di rocce, soffici masse di chiome arboree, parti muschiose, un lago che lambisce la villa, in una generale asimmetria costruttiva molto interessante, che riguarda anche l’architettura ’minerale’ della villa. In realtà ci sono più corpi di fabbrica disposti in modo da richiamare ‘uno stormo di oche in volo ’ collegate diagonalmente. Scopriamo un primo significato simbolico: l’architettura imita quindi la ‘perfezione imperfetta’ della natura, la villa ha spazi irregolari, presenta brusche svolte, l’uomo non deve sentirsi mai centrale, la luce è soffusa e si diffonde attraverso gli SHOJI, paraventi o pareti divisorie rettangolari con ante scorrevoli di carta traslucida, la cui luce non ferisce mai la vista, diffondono la luce in modo gentile (mentre i FUSUMA sono i pannelli divisori opachi o le ante degli armadi a muro). Da ogni finestra si nota un quadro vivente, un angolo del giardino che sembra una pittura sempre diversa; essendo viva, è in movimento. L’architettura è incorniciata dal giardino. Dal terrazzo la sera si ammira la luna che si riflette sull’acqua. Stile architettonico ammirato e studiato dall’americano Frank Lloyd Wright, da Le Corbusier, dal tedesco Bruno Taut che nell’opera Nippon ha scritto di Katsura: “I quadri delle visioni del giardino irrompono inaspettati con effetti sconvolgenti”, in quel contesto “Il tempo dell’uomoè concepito in armonia con il tempo della natura”. Dentro la villa si circola scalzi sul TATAMI, che non è un semplice tappeto- stuoia di misura invariata, ma ha più funzioni: sul tatami si cammina, ci si siede, si dorme. Lo sguardo si apre all’ambiente da seduti, da seduti a terra, e la visione dello spazio presenta un’ottica più bassa rispetto alla nostra, occorre accucciarsi per capire: la scenografia si amplia e si accentua, le proporzioni diventano a misura d’uomo e sono più armoniose. La villa era un luogo di svago per il principe che amava coltivare l’arte del tè e la poesia, in questo contesto nacque anche la poesia hayku. Nulla richiama la coeva reggia di Versailles o la Villa rinascimentale d’Este, capolavoro del giardino all’italiana.”
9 aprile 2025 - Gita a Parma - “Parma: l’incanto del nobile paesaggio e il mondo di ‘Flora’ nell’arte e in natura”.
3 aprile 2025 - Unicultura - Conferenza
Il Garden club Ferrara ha partecipato agli incontri Unicultura a Codigoro. Il 3 aprile 2025, presso la Biblioteca G. Bassani di Codigoro, Cinzia Ammirati, (consigliera del nostro club) e Paola Cucchi (vicepresidente), hanno tenuto una conferenza su “Orti e giardini storici a Ferrara”.
20 marzo 2025 Il Garden club Ferrara ha organizzato un interessante incontro con Lisa Brancaleoni, docente presso il Dipartimento dell’Ambiente e della Prevenzione dell’Università di Ferrara. Alla Biblioteca Ariostea si è tenuta infatti una conferenza dal titolo: “La botanica nel piatto. Le piante spontanee mangerecce”.
Lisa Brancaleoni ci ha parlato di come è cambiato il nostro modo di vedere le piante che oggi definiamo “erbacce” e che un tempo erano alla base della nostra cucina e della vita quotidiana. Abbiamo scoperto come riconoscere le piante da “mettere nel piatto”, quali possiamo mangiare in sicurezza, come si raccolgono e si cucinano senza alterarne le proprietà.
Nell’introduzione la presidente Paola Roncarati ha sottolineato l’importanza del rapporto tra Università e territorio e ha collegato, attraverso l’analisi di alcune opere di Giacomo Manzù, l’arte con lo studio e la rappresentazione delle erbe spontanee.
L’intervento di Paola Roncarati
"Oggi, 20 marzo 2025, si celebra la giornata nazionale delle Università, la II edizione del progetto US, acronimo di Università Svelate, promossa dal CRUI, la Conferenza dei Rettori, in collaborazione con ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni italiani e il patrocinio del Ministero dell’Università e della Ricerca. Le Università intendono rimodulare il ruolo propulsivo che rivestono nello sviluppo del Paese e, sottolineatura oggi rilevante, nella promozione della coesione sociale. Nel 2025 si celebrano le città che hanno il privilegio di ospitare Università, come succede a Ferrara, perché si crea un valore aggiunto nell’interazione sinergica tra Università e territori. L’Università ridà nuovo vigore al suo essere un luogo di produzione e condivisione della conoscenza, diventando ‘piattaforma di innovazioni al servizio del Paese’. Oggi, a Ferrara, nella bella cornice del Salone d’onore di Palazzo Tassoni, sede del Dipartimento di Architettura, tanti progetti realizzati da diversi Dipartimenti con il contributo di Associazioni ferraresi venivano presentati ad un folto pubblico, anche di studenti, attorno al significativo obiettivo comune di esaltare il rapporto: Università-città. Si è celebrata l’apertura verso la società civile, verso le Associazioni che operano a favore del territorio, tra cui il Garden Club di Ferrara, che a tutt’oggi ha coltivato un rapporto di collaborazione con tre diversi Dipartimenti universitari.
Il primo progetto presentato è una sinergia di interazione sulla trasformazione di Casa Romei in Museo dei 5 sensi (Il Garden Club ha collaborato, dal dicembre del 2023 fino all’estate del 2024, per la realizzazione di un percorso museale sul senso dell’olfatto, mettendo in relazione il ‘Giardino delle Sibille’, felice intuizione del Direttore Andrea Sardo, da noi corredato di rose antiche e frutti, con le strepitose pitture murali delle Stanze delle Sibille e dei Profeti, di cui abbiamo raccontato al pubblico l’erbario dipinto nella fascia sotto il soffitto e la storia delle rose antiche). Risultato del progetto Universitario condiviso: 16.000 presenze in più rispetto al pubblico consueto di Casa Romei.
Oggi, qui nella Sala Agnelli della Biblioteca Ariostea, si realizza una significativa coincidenza con l’evento nazionale: il Garden Club promuovere conoscenza con il supporto degli studi dell’Università, qui rappresentata dalla prof.ssa Lisa Brancaleoni, professoressa Associata presso il Dipartimento dell’Ambiente e della Prevenzione del nostro Ateneo. Oggi ci si soffermerà su una realtà botanica che può apparire meno attraente dell’illustrazione di un bellissimo giardino illuminato, specie in primavera, da una bella fioritura. Il giardino è una realtà recintata (gart -come hortus- significa luogo coltivato e protetto da muri o recinzioni, luogo dove gli esseri umani ricreano e modulano la natura a loro piacimento). Noi, oggi, usciamo culturalmente dai giardini, dai luoghi recintati e ci occupiamo di quel ‘tanto d’altro’ che è natura, una natura che può essere incolta, ricca di biodiversità, certamente un po' arruffata, con piante che crescono in modo disordinato e vagabondo (erbacce!), ma che da millenni ci nutrono. Con le piante di questa natura libera abbiamo imparato ad alimentarci, a curarci, a creare farmaci utili per il benessere e la bellezza. Oggi privilegiamo il rapporto con l’alimentazione. Quindi … erbe preziose! A proposito di erbacce … vi sono artisti che hanno dato loro dignità d’arte.
Introduco l’argomento trattato dalla prof.ssa Brancaleoni da un altro punto di vista, quello artistico.
Mi riporto alla Seconda Guerra Mondiale: per l’esattezza, all’anno 1944.
Lo scultore Giacomo Manzù (1908-1991), bergamasco, famoso artista negli anni Quaranta, docente all’Accademia di Brera e all’Accademia di Belle Arti di Torino, autore di celebri portoni in bronzo per il Vaticano, della celebre serie di cardinali seduti e di busti di soggetti privati che diverranno ambitissimi, attraversa con sofferenza nel 1944 un periodo bellico molto cupo, era un cattolico, un pacifista, pativa di fronte alle efferatezze della guerra. Manzù si isola in una villa sul lago Maggiore, a Laveno, dei committenti De Angeli Frua (potente famiglia di industriali tessili). È nella villa per eseguire la scultura di un busto ritraente la moglie del proprietario, ma è oppresso da una profonda angoscia e avverte il bisogno di qualche attività che lo rigeneri, mentre passeggia solitario nel parco della villa e medita. In questo momento non gli basta il dialogo economico coi ricchi industriali che lo ospitano per lavoro, ha bisogno di qualcosa di autentico, di semplice, di intimistico e si dona il tempo per una serie di disegni botanici di erbe spontanee presenti nell’area verde della villa, vorrei dire nel giardino, ma possiamo supporre che in tempo di guerra il giardino non fosse curato. Quindi il lavoro di Manzù non si ferma all’interno della villa, ma esce nel parco poco curato e rivolge l’attenzione alle piante spontanee. Decide di disegnarle come fossero delle star, inchiostro su carta assorbente, esaltandone l’umiltà che lo scultore scrive di aver scelto per un bisogno morale, quasi a richiamare il motto di un'altra figura di spessore nata in quei luoghi, San Carlo Borromeo, che aveva scelto -come proprio emblema- la parola ‘Humilitas’, guardare in basso, per stare vicino alla terra. E Manzù sceglie di ritrarre piante umili, le vite semplici, le meno dominate dall’uomo. Che cos’è l’arte, si chiede? L’arte può catturare l’essenza, l’essenza delle vite.
Questi disegni, noti oggi come i TRENTA STUDI DI ERBE E FIORI. diventeranno un piccolo tesoro privato che egli non venderà, che terrà per sé come una lezione esistenziale. Questa raccolta di disegni del 1944 riemergerà solo nel 1985 (pochi anni prima della sua morte). Abbiamo riprodotto tre sole immagini:
Polygonum persicaria, una pianta annuale che nasce lungo i margini delle strade, con fiori riuniti in spighe terminali. Agricoltori e giardinieri la considerano molto infestante. Quindi è un’erbaccia. Manzù le dedica la prima pagina del suo diario. E scrive: La natura la ami se la conosci, e studiarla è difficile.
Campanula rapunculus o raponzolo. Anche questa pianta nasce negli incolti, se ne utilizzava la radice per scopi alimentari. Manzù è affascinato dai nodi fogliari e dalla scalarità della fioritura.
Foglie decussate (di pianta non classificata), con dettagli florali di difficile identificazione, ma lo scultore è affascinato dalla morfologia fogliare, in cui le foglie ad ogni nodo si sviluppano opposte. In basso a destra si disegnano dettagli in merito a questa morfologia. Ci fermiamo qui, ma le piante complessivamente sono 30.
Dall’arte orientale, qui a destra espongo su un leggio la riproduzione di una composizione dell’arte dell’IKEBANA, dal nome Hanamai (danza delle piante), che esibisce tre piante legate alla nostra alimentazione, in danzante relazione tra loro:
1) Typha latifolia; 2) Avena sativa; 3) Girasole
Non si richiede un passo indietro per apprezzare le piante spontanee mangerecce, dei campi o degli incolti. Ritengo che serva un passo avanti, una cultura più raffinata e originale per rivalutare le piante selvagge che con noi condividono il cammino sulla terra."
20 febbraio 2025 Per i Corsi di Cultura Ugo Coluccia (sezione Ambiente e Scienza), il Garden Club Ferrara, promuovendo la conoscenza e l’amore per i fiori e per il giardinaggio e incoraggiando la conservazione e la tutela dell’ambiente, ha tenuto a Copparo una conferenza sul tema “Se l’orto sogna di tornare giardino. Orti e giardini: storia di un rapporto naturale, ora più complice, ora più orgogliosamente distintivo”.
Relatrici la nostra presidente Paola Roncarati e la nostra vicepresidente Paola Cucchi.
La nostra consigliera, Maria Teresa Sammarchi, insegnante della Scuola SIAF, ha creato per questa occasione la composizione "Semicerchio di fiori, frutta e verdura" con rosmarino, mirto, alloro, fiori di tulipano, ranuncoli, carciofi, uva, fragole e foglie di edera.
18 febbraio 2025 – Conferenza Giardini in biblioteca: "The Spectator", presso la Biblioteca Ariostea
Nel 1712 Joseph Addison, membro del Parlamento inglese, saggista, scrittore e drammaturgo, affermava che “la natura e non l’arte è il bello dei giardini”, divenendo così uno dei primi sostenitori del modello di giardino paesistico, in contrapposizione al giardino formale all’italiana. Le sue idee si diffusero attraverso The Spectator, giornale quotidiano di enorme successo, pubblicato a Londra da sir Richard Steele, che divenne modello di molti periodici anche in Italia. Di questo giornale e delle idee di Addison, che contribuirono a educare e far crescere la middle class e orientare l’opinione pubblica inglese, con l’obiettivo di “ravvivare la moralità con l'arguzia e di temperare l'arguzia con la moralità” hanno parlato Paola Zanardi, che ha insegnato Storia della filosofia all’Università di Ferrara, presidente dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea e Cinzia Angela Ammirati, bibliotecaria in Ariostea fino al 2019 e ora membro del consiglio direttivo del Garden Club Ferrara.
Ospite d’onore Gianni Venturi, che ha donato alla nostra associazione il prezioso volume con la raccolta dei primi numeri dello Spectator (dal 1° marzo 1711 al 6 dicembre 1712), in riproduzione originale curata da Henry Morley (edizione London, G. Routledge 1888), che viene ora depositato in biblioteca Ariostea. L’evento è stato organizzato dalla nostra Associazione in collaborazione con gli “Amici della biblioteca Ariostea”.
La composizione floreale, "Il rettangolo - giardino fiorito" è stata creata dalla nostra consigliera, Maria Teresa Sammarchi, insegnante della Scuola SIAF.
04 febbraio 2025 – XIX Rassegna giardini al cinema, Dipartimento di Architettura.
La XIX edizione della Rassegna Giardini al cinema, promossa dalla nostra Associazione, con il patrocinio del Comune di Ferrara, è dedicata al tema “Il giardino e la città”, una riflessione sul rapporto tra città e spazi verdi a Ferrara, prima città moderna, a Parigi, la capitale e a New York, la metropoli.
La presentazione della rassegna si è tenuta il 4 febbraio 2025 nel salone d’onore del Dipartimento di Architettura, a Palazzo Tassoni Estense (via della Ghiara,36) con Romeo Farinella, professore di Progettazione Urbanistica del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara e Giovanna Mattioli, curatrice della rassegna.
Ha introdotto la nostra presidente Paola Roncarati.
I film saranno proiettati, come di consueto, alla Sala Estense, preceduti da una breve introduzione di Giovanna Mattioli.
I film in programma sono:
Mercoledì 12 febbraio2025 – ore 16:00 Il giardino dei Finzi Contini, Vittorio de Sica, 1970
Martedì 25 febbraio – ore 16:00 Incontri a Parigi (Les rendez-vous de Paris), Eric Rohmer,1995
Martedì 4 marzo – ore 16:00 La leggenda del Re Pescatore (The Fisher King), Terry Gilliam, 1991
Aperto a tutti.